Il dress code del Natale prevede poche e semplici regole, che si basano essenzialmente su quei classici accostamenti cromatici di cui il mondo della moda sembra non essere ancora pago. Il rosso, il bianco, il glitter. Sembra la parodia del titolo di un film di Sergio Leone, ma se nell’ultimo caso i duelli erano combattuti in assolate e aride città del West, il fashion system gioca le sue carte nei giardini d’inverno, nelle atmosfere sognanti con temperature sotto zero.

Ovviamente, le combinazioni sono molteplici e la libertà di forme e tessuti è tale da poter spaziare dal miniabito strutturato al kaftano, dal cashmere alla seta impalpabile.

Angelicate creature rubate dalla tradizione del Nord Europa sono quelle di Betty Jackson, vestite di rosso, con longuette, puerili giacche e cappotti dai tagli puliti, fermacapelli floreali in tinta e ballerine candide.

Issa London popola la passerella di strani folletti ed elfi multicolor, con impalpabili gonne, camice dal retrogusto anni ’70 e cappelli con evidenti applicazioni.

Iridescenze futuristiche per Krizia, che presenta tuniche essenziali con maniche tre quarti abbinate a leggins dello stesso materiale, scaldamuscoli a contrasto ed evidenti dettagli in pelliccia.

Elena Leone e Alexander McQueen incarnano il mood “regina dei ghiacci”, la figura, cioè, che meglio di tutte spiega l’austerità del bianco, senza bisogno di parafrasi.

E, infine, l’elemento festaiolo per eccellenza: il glitter, declinato in argento, oro o bronzo, in total look (Cristopher Raeburn e Dolce & Gabbana) o in sapienti dettagli intrecciati sulla scollatura (Laura Biagiotti), in ricami di volatili sull’abito bon ton o in dettagli per impreziosire peep toe (Miu Miu).

A Natale per far festa va bene tutto, ma ad una condizione: l’importante è che ci sia buon gusto!

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