Tra le innumerevoli iniziative della mondanissima settimana della moda milanese non poteva mancare uno  spazio dedicato ai giovani talenti del concorso Who’s on next,  prestigioso concorso organizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia e che ogni anno scopre veri e propri talenti del calibro di Scognamiglio e   Aquilano e Rimondi.

Nella splendida cornice di Palazzo Morando in Via Sant’Andrea  nel cuore di Milano, il 22 e il 23 settembre i sette  finalisti del concorso hanno esposto le loro magnifiche collezioni prestandosi agli scatti di fotografi e giornalisti curiosi e ammirati, preparandosi così alla serata finale: la sfilata al Duomo di Milano tenutasi ieri, domenica 26 settembre e conclusasi con l’elezione del vincitore, Erkan Coruh.

Tra i finalisti che più mi hanno colpito devo segnalare Rosa Clandestino, o meglio Silvia Arguello, ideatrice del marchio Rosa Clandestino , che si distingue per le splendide creazioni frutto di una contaminazione tra ricerca estetica e  innovazione, con uno sguardo al futuro ed un ‘approccio eco-friendly attraverso l’uso di materiali   resistenti e scartabili, come il tyvek e il lino
organico. I colori sono neutri e trasparenti, opachi e riflettenti.

Oltre che per la straordinaria collezione “Contaminazioni”, Silvia si distingue anche per l’impegno profuso in iniziative come  il progetto Fashion Freedom,  con la sua  collezione “100% atelier AFRICA” capsule.  Grazie a questo progetto Silvia è stata vincitrice nell’edizione 2010, con una collezione che ha la finalità di creare capi che possano essere realizzati dalla manodopera africana e dalle comunità svantaggiate, garantendo così il lavoro come strumento di emancipazione.

La sua collezione non può che avere uno sguardo attento alle differenti culture che Silvia Arguello stessa ha  vissuto, attenta al contrasto fra luoghi sconfinati e città affascinanti,  ispirata dalla vicinanza ai problemi sociali e da una concezione di moda etica, legata all’arte, alla gente e all’evoluzione.

Per questo facevo il tifo per lei, per il romanticismo dei suoi abiti fiabeschi,  per il suo approccio fresco e passionale visibile nella sartorialità delle sue creazioni,  e per l’impegno e la sensibilità non sempre tipici del fashion system.

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