Il Dandy e il Dandismo, le origini: un movimento culturale inglese appartenente alla fine del XIX secolo, la dottrina dell’eleganza, della finezza e dell’originalità che si legava principalmente al linguaggio e all’abbigliamento, riassumibile come “il vivere la vita come fosse un’opera d’arte” dove tutto era una perfomance, come si direbbe oggi. Non a caso, il Dandismo è considerato come uno stile di vita più che un semplice movimento di una determinata epoca.

I tratti caratteristici del Dandy erano la ricerca di eleganza e della perfezione non solo nel vestire, ma anche negli atteggiamenti e nei gusti personali, la consapevolezza di una certa superiorirà intellettuale, la ricercatezza e l’originalità per differenziarsi dalle masse borghesi e la volontà di ribellarsi della società benpensante dell’epoca: questo conferma l’opposizione con l’essere “snob“, che presenta appunto le caratteristiche prima citate. Si può definire il Dandismo come una forma di estetica, ovvero la ricerca del bello in qualunque ambito della vita e l’esteta, che si cura nei minimi dettagli del suo abbigliamento,  si avvilisce della bruttezza moderna e vorrebbe che la società stessa tenesse in considerazione la raffinatezza e l’eleganza quanto lui; nel comprendere però quanto questo, a volte diventi impossibile, finisce spesso per confinarsi in una mitica “torre d’avorio”. Pertanto il Dandismo non era un’estetica fissa, ma subiva variazioni ed evoluzioni notevoli: il dandy era l’eccentrico che si divertiva a stupire il pubblico con atteggiamenti e gesti provocatori, con il suo particolare modo di vestire e di vivere.

Grandi esponenti dandy, tra gli inglesi: Lord Brummel che convisse con la moda neoclassicista, lo “stile Impero” che condizionò dalla pittura alla musica, dalla scultura alla moda, adottando come baluardo la cravatta bianca inamidata e la giubba-frack blu dai bottoni d’oro, rappresentando così il dandy classico; Oscar Wilde che rappresenta il dandismo della Decadenza, fastoso e piuttosto eccentrico, rivoluzionario nei confronti del potere borghese vittoriano, tema sviluppato particolarmente nel suo romanzo “Il ritratto di Dorian Gray“; Jean Cocteau che visse l’ultimo periodo dantistica, in cui dopo gli orrori delle guerre mondiali, il dandy depone le temporanee armi della fastosità decadente per tornare a più discreti e raffinati abiti, passando inosservato tra la folla e nell’incontrare altri dandies, nel riconoscersi si levano il cappello come forma di saluto. In terra francese, dove il dandismo fu lievemente condizionato dal romanticismo, secondo Baudelaireil dandy dovrebbe aspirare ad essere ininterrotamente sublime. Dovrebbe vivere e dormire davanti ad uno specchio” e affascina i contemporanei con abiti rigorosamente neri, larghi papillon scuri e scandalosi panciotti scarlatti. Qui il dandy diventa esponente di una cultura dell’apparenza e della diversità che rivela forti connessioni con i movimenti artistici e letterari dell’epoca: il simbolismo e il post-romanticismo. Il massimo esponente italiano fu Gabriele D’Annunzio, rappresentante di un dandismo estremamente provocatorio verso la massa, identificando come radice del movimento il disgusto aristocratico e un disprezzo antidemocratico delle masse.

 

Il Dandismo e la donna: “Ogni secolo capace di produrre poesia è stato, sinora, un secolo artificiale, e l’opera che ci sembra il prodotto più semplice e naturale del suo genere è probabilmente il frutto dello sforzo più premeditato e consapevole, perchè la natura è sempre in arretrato sui tempi. Solo un grande artista può essere completamente moderno.” citazione di Wilde con la quale evidenzia che tutti i dandies, chi più chi meno, disprezzano la Natura e le sue leggi, in quanto essa non è artisticamente compiuta, e per compiere una tale opera si ha bisogno della misurata ed ispirata mano di un artista. Il primo dovere del dandy è, infatti, quello di essere il più artificiale possibile nei gesti misurati, le pose esagerate, le frasi stravanganti e non ultimo, il vestiario: “Fai la tua vita come si fa un’opera d’arte, non lasciare quindi al caso, alla Natura, il compito di decidere l’andamento dell’esistenza; non lasciare che sia lei a controllare i bisogni del corpo, ma che sia la volontà stessa dell’artista a comandarli, a suo piacimento e a regola d’arte”. Qui si evidenzia la diffidenza del dandy per la donna che Baudelaire definisce naturale e abominevole, che deve fare orrore come un prototipo di femme fatale che semina sofferenza. Se esistono eccezioni, la Marchesa Luisa Casati è uno di quelli: un unicum della storia del Dandismo, che si inserisce perfettamente tra tutti i frivoli personaggi a causa del suo ruolo sociale ed artistico, nel quale si trova a suo agio con il viso imbiancato quasi a calce, gli occhi profondamente bistrati di nero quasi portasse una maschera, i capelli rosso fuoco, l’aspetto androgino che anticipava la moda Art Decò di Paul Poiret che doveva ancora venire. Vestiva in maniera stravagante, provocatoria, portando all’estremo i dettami di una moda morente ed inventandone di nuovi. Il travestimento era la sua vocazione: i balli mascherati e i carnevali veneziani erano tutti per lei, ovunque ella andasse non passava inosservata; per un certo periodo osò portare un boa vivo, per passare poi ai ghepardi al guinzaglio. Del Dandismo è stata la sua forza creatrice, l’amore per le arti e l’immedesimazione con esse e la propria leggenda. Durante gli inizi del ‘900 Bette Davis e Marlene Dietrich diverrano gli stereotipi della donna fatale e in particolar modo la Dietrich, che vestita da uomo con giacca e cravatta, capelli corti, seno piatto e molti sigari, sarà l’icona classica della donna dominatrice tanto da ispirare una moda femminile tipica degli anni ’10 e ’20 detta maschietta e assecondando così tutte quelle donne desiderose di rivalsa e ansiose di staccarsi dagli stereotipi ottocenteschi. Un’attrice unica che ha saputo reinterpretare in chiave femminile lo stile androgino è Diane Keaton (io personalmente la ammiro per questo!). Sia sul set che nella vita privata ha sempre avuto uno stile personale esaltato anche nel cinema con i film girati insieme a Woody Allen. Completi maschili a quadretti bianchi e neri con camicia e cravatta, giacche fantasia principe di Galles, pantaloni scozzesi, abiti ispirazione Twenties, trench e cappelli, ma anche i colletti appuntiti che fuoriescono da maglioni e cardigan sono protagonisti del suo guardaroba, tanto che nel film “Io e Annie” la Keaton attinge dal suo guardaroba personale e al ritiro dell’Oscar come migliore attrice protagonista per quel film, all’abito da sera preferisce un completo grigio con fiore appuntato sul bavero e pashmina, diventando così un’icona.

 

 

La Moda di oggi e lo stile Dandy al femminile: Ralph Lauren ha trattato il Dandismo in una maniera elegante e sofisticata, specialmente con la parte dei tuxedo che assomigliavano più a personaggi vittoriani. E’ quasi una filosofia e Ralph Lauren ci crede da sempre: queste sue donne vestite da uomo con la perfezione di un dandy della fine del XIX secolo che a suo parere hanno sempre “qualcosa di magico che ti fa sognare un’eleganza dimenticata“. Valentin Yudashkin nel 2008 presenta la donna dandy e neo gotica con la sua collezione A/I attraverso la linearità degli anni ’60 e l’eleganza strutturata degli anni ’90: piccoli caban, abitini e casacche in bianco, crema e avorio vogliono ricordare infatti, la silhouette modernista anni ’60 con spalle costruite, vite alte e accentuate, grandi volumi per gonne e abiti da sera. Su tutti i capi regna incontrastato il nero, colore perfetto per incarnare lo spirito neo gotico e profondamente dandy della collezione. Nel 2012 e per il prossimo 2013, Gucci tra le prime case di moda, propone la donna in versione dandy al femminile con sfumature drammatiche e dalle atmosfere notturne, suscitando un’immagine di un’eroina di un romanzo dei primi Novecento, dall’animo struggente. Cavalli lancia una donna lontana dal modello di donna esclusivamente sexy delle scorse collezioni, facendo sfilare in passerella figure sempre femminili ma forti e potenti con un velo di mistero. Non può mancare sulle passerelle milanesi Giorgio Armani che propone una collezione “easy-chic” con donne dalle sembianze androgine, più colorate, che non rinunciano alla loro eleganza indossando scarpe basse e cappelli maschili a tesa larga indossati su abiti dalle grafiche pop. Per le curiose fashion addicted, i prossimi must have sono le pelliccie, non necessariamente vere e cappotti larghi e non avvitati, dalle più classiche nuances tendenti al marrone, al nero e con un ritorno del blu; ma il colore che spezzerà il grigiore invernale sarà l’arancio. I cappelli torneranno ad avere un ruolo principale come accessorio “obbligato”. Per quanto riguarda le calzature, I Fratelli Rossetti lanciano la loro collezione per il prossimo autunno-inverno 2012/13 presentando una donna che si diverte a rubare dalla scarpiera maschile forme ed ispirazioni, con stringate con doppio piping bordure di gros grain, derby affusolate senza stringhe, mocassini Brera in cavallino a stampe geometriche. Il tacco si trasforma in dècolletèe ingentilita da fiocchetti, la nuova Lady Brera e lo stivale Magenta con fasce di vitello anticato e cavallino stampato. I colori sono tra bordeaux, verde bottiglia, blu e testa di moro.

 

Concludo che differentemente da altri stili, lo stile Dandy ha una raffinatezza innata e la sua eleganza ha sempre un “je ne sais quoi“. Affascina perchè al suo stile personale, alla cura dell’outfit affianca una personalità fuori dalla norma, sfoggia con dinsivoltura un’intelligenza non comune e un atteggiamento noncurante che attirano.  Dunque, Dandy non ci si improvvisa. Un vero Dandy è un artista che si impegna a far diventare la sua vita “un’opera d’arte”. Si può reinterpretare lo stile Dandy solo creando un miscuglio di originalità e attenzione verso la qualità dei prodotti conciliando il bello e il classico per creare un mix originale senza il rischio di sfociare nel ridicolo.

 

 

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