Non sei un vero amante della moda se non segui il suo blog.
Non sei proprio nessuno se non ti viene assegnato il posto accanto a lui almeno ad una sfilata, quella di Iceberg per esempio..
Non vali proprio niente se non finisci sul suo famosissimo blog almeno una volta nella vita.

Ebbene si…Io, “checchèsenedica”,  ho soddisfatto tutti e tre i requisiti (il terzo lo do per cosa fatta…fidatevi!!), e addirittura sono riuscito ad incastrarlo e a fargli una piccola intervista, una delle migliori mai fatte a dir la verità.
Perché? Perché si percepisce veramente l’entusiasmo che questo preparatissimo e paziente uomo ci mette in tutto quello che fa. Ve ne accorgerete anche voi!

Bando alle ciance, è di Stefano Guerrini e del suo aggiornatissimo blog Le Pillole di Stefano che stiamo parlando.
Enjoy it!!

Photo Courtesy by Aaron Olzer

A: Da intervistatore ad intervistato. Solitamente sei tu che fai le domande, oggi tocca a me fare la parte del giornalista impiccione. Come ci si sente ad essere dall’altra parte?
S: Assolutamente bene, sono un chiacchierone, per cui il ruolo dell’intervistato mi diverte assai, sono super-pronto!

A: ..Iniziamo allora! Che hai un blog, peraltro tra i più seguiti sebbene tu ora inizierai a negarlo con tutte le tue forze, lo sappiamo tutti. Quello che non sappiamo è come ti è venuto in mente di aprirlo.
S: Innanzitutto lepilloledistefano.gqitalia.it, nacque parecchi anni fa come newsletter che inviavo agli amici, nasceva come valvola di sfogo, come voglia di raccontare cose che non potevo scrivere o estrinsecare da altre parti. L’insoddisfazione può essere un fantastico motore per far partire cose nuove e nel mio caso lo fu! In breve gli amici divennero 150, cercai in maniera fallimentare di tradurre le pillole in un sito, poi al telefono con un’amica, complice spesso di questi miei colpi di testa, parlavamo della moda dei blog, ma era qualche anno fa, seguivamo quelli stranieri. E io con lei al telefono mi chiesi: “Ma sarà difficile aprirne uno?”, andai sulla piattaforma più famosa e sempre con lei al telefono l’ho aperto. Poi fui invitato dall’allora direttore del sito a spostarlo su menstyle.it e ci sono rimasto anche quando Menstyle è diventato il sito di  GQ Italia. Poi come sai io una ne faccio, ma cento ne penso e ho creato anche un altro sito che è www.webelieveinstyle.it dove sfogo altre mie attitudini creative.

A: Raccontaci chi è Stefano. Come sei entrato nell’ambiente della moda? Ma soprattutto, chi te l’ha fatto fare…?
S: Dentro ti potrei dire che sono sempre lo Stefano che davanti alla tv guardava e riguardava i film della vecchia Hollywood o quello che si mise a piangere guardando per la prima volta il video di “Freedom ‘90”, con le supermodel storiche, quello che si intrufolava alle sfilate e aspettava in via Santa Cecilia Dolce & Gabbana. Ho la stessa curiosità, la stessa passione, lo stesso amore che quel ragazzo aveva per la moda, per come la moda esprime il nostro tempo, per come crea e cita icone, per come si mescola con altre arti visive, per come diventa espressione della popular culture e così via. Negli anni forse sono diventato un filo smaliziato, ma mi vedete ancora andare in giro con una borsa piena di cose, raccogliere tutto, dai look book alle cartelle stampa, perchè da ogni cosa può venire un’idea o uno stimolo, scrivere sui quaderni liste infinite di cose da fare, vedere, che puntualmente scordo, non faccio, faccio a metà e riscrivo di nuovo. Detto questo, se vuoi sapere qualcosa di più del mio percorso, diciamo che sono partito da molto lontano per arrivare alla moda, mi sono laureato in medicina e chirurgia e specializzato in psicoterapia, poi ho dato voce a questo passione iniziando a scrivere su giornali locali, poi iniziai a collaborare con Donna, arrivai alla fashion direction di un giornale indipendente come L@bel e così via… Chi me l’ha fatto fare? Non so… A volte penso a Julia Roberts in “Pretty Woman”,  non che ci sia nessun tipo di somiglianza con lei sia chiaro! ma  quando dice: “Io voglio di più. Io voglio il sogno!”. Ecco ero un ragazzino che inseguiva la modelle durante le sfilate, che si immergeva nel mondo meraviglioso creato ogni mese da Steven Meisel su Vogue, io volevo essere parte di quel mondo. Ho capito poi col tempo che è un mondo molto duro, dove si lavora molto e, infatti, mi incavolo spesso quando incontro gente che pensa che chi lavora nella moda se ne stia a pettinar bambole, ma questa è un’altra storia.

A: Com’è stato lavorare con Anna Dello Russo? Cosa puoi dirci di lei?
S: Partiamo dal presupposto che,  per chi lo ha visto,  “Fashion Academy” era un reality,  è stata un’idea che abbiamo sviluppato,  visto crescere, e soprattutto è stato un progetto di tesi in cui io,  apparivo in video, ma ero principalmente un docente. È stata un’esperienza che mi ha lasciato molto, impegnativa, ma affascinante, soprattutto veder crescere il talento dei ragazzi e come la loro creatività si esprimeva. Alcuni erano davvero dei talenti. Lavorare con Anna è stato ovviamente una piccola soddisfazione personale, l’ho sempre seguita nel suo percorso nella moda e potere condividere con lei un progetto è stato un grande onore. Posso dirti che ho potuto, dietro le quinte e al di là di quello che è stato il prodotto finale, apprezzarne la grande professionalità e il know how sul lavoro nella moda che le appartiene. È un personaggio,  e quando arrivava la stanza diventava elettrica, perché si  avverte il suo appartenere ad un livello lavorativo, professionale altissimo.

Photo Courtesy by  Luigi Miano

A: Quali sono i blog che segui? Quali i Fashion Bloggers che ami?
S: Ti dico la verità seguo moltissimi siti e blog, ma cambio spesso punti di riferimento e “innamoramenti”. Diciamo che seguo gli amici come Simone e il suo Frizzi Frizzi, i Real Nob o le ragazze di Shoot the breeze, Giuseppe e il suo My world in a bag, fra i fotografi che fanno foto alle sfilate adoro Sam Cosmai e Stefano Coletti, per cui li seguo sul web. I nomi sono tanti. E saltuariamente butto un occhio ai vari Sartorialist, Jak and Jil etcetcetc. Diciamo che per lavoro dovrei seguire di tutto e di più!

 A: Su quali grossi brands punteresti ora come ora?
S: Adoro il lavoro che Riccardo Tisci sta facendo con Givenchy. Modernissimo, ad ogni sfilata mi stupisce con qualcosa di nuovo, amo molto anche Nicolas Ghesquiere da Balenciaga, trovo che Sarah Burton stia facendo un ottimo lavoro da McQueen, che rimane però insostituibile. Mi piacciono Rodarte e Proenza Schouler, anche se li trovo un filo discontinui. Mi piace molto Marni. Mentre direi che Miuccia Prada ha conquistato da molti anni una fetta del mio cuoricino, è strabiliante come ogni volta riesca a cambiare il nostro modo di percepire la moda, di rapportarci ad un guardaroba, come riesca ad essere contemporanea e al tempo stesso tracciare la strada per altri, citando l’arte, la letteratura, il sociologico. Il mio per lei è proprio amore!

 A: Quali sono invece i giovani designers sui quali scommetteresti?
S: Vorrei citarti tutti i brand giovani italiani, con le enormi fatiche che devono affrontare per rimanere a galla. Molti fra l’altro sono amici e mi fa piacere citarli, da Gianni Serra agli A-Lab Milano, da Silvio Betterelli ai Co|Te, da Il Sistema degli Oggetti ai Fabric Division a Andrea Pompilio, passando per il progetto di Emiliano Laszlo Studiopretzel a Luca Larenza e ne avrò sicuramente dimenticato qualcuno.  Nel mondo degli accessori trovo bravissimo Andrea Incontri, ma anche Federica Moretti e i Vernissage.

A: Con chi ti piacerebbe lavorare?
S: Guarda la lista è lunghissima. Mi piacerebbe seguire un marchio nella sua crescita, quindi fare consulenza, da un punto di vista di comunicazione, ma anche di stile. Quindi i nomi sono seimila e lasciamo stare se no annoiamo. Nel mondo dell’editoria mi piacerebbe fare il corrispondente dall’Italia per una testata straniera, magari nell’ambito della Condè Nast. Poi stimo molto Michela Gattermayer, ho collaborato a Velvet e se mi chiama a fare qualcosa per il suo Vanity Fair correrei subito. Come stylist mi piacerebbe fare cose tipo Fiasco Magazine o Schon o collaborare con Luis Venegas che adoro. Ma mi piacerebbe realizzare un servizio femminile con abiti Couture. Mi stuzzica l’idea di lavorare con fotografi, nuovi, giovani. Insomma hai scoperchiato un vaso di Pandora di idee!

                                                                                                  Photo Courtesy by Gianluca Mazza 

A: Quale progetto vorresti ancora intraprendere?
S: Quelli citati sopra non ti bastano? Diciamo che vorrei dare più respiro a webelieveinstyle, ci sono molte idee a riguardo e vi consiglio di seguire il sito. Poi ogni giorno mi alzo con un’idea nuova per il blog o per un pezzo, per cui di progetti tanti. Ma come ti ho detto la lista è lunga. Non ti nego che anche rifare qualcosa di vicino a ‘Fashion Academy’ non mi spiacerebbe, così come seguire lo stile di un cantante, magari un emergente. FERMATEMIIII!!!!!

A: Il tuo sogno? Oltre a quello di vincere al Superenalotto, che peraltro è anche il mio…
S: In passato ti avrei detto continuare nell’editoria indipendente (sono stato fashion director della rivista L@bel e poi Made05, in seguito Madews) con un ditino nell’editoria mainstream. Ora, visto che è un periodo molto complicato della mia vita, davvero complesso, sarei più propenso a rispondere: “Non lo so!”. Ma di recente una persona a me molto cara, e molto conosciuta nel fashion system, mi ha detto che anche se è un periodo difficile devo chiedere all’Universo, che l’atteggiamento remissivo e rinunciatario non va bene, che bisogna esprimere i propri sogni e ricordando la frase di Madonna, dal libro “Sex’”: “A lot of people are afraid to ask for what they want, thats’ why they don’t get what they want”, mi sa che devo lavorare su un sogno. Vediamo? Una rubrica fissa in un giornale internazionale, tipo quella che Glen O’Brien ha su Vanity Italia, conoscere Karl Templer, lavorare con Mert & Marcus. Ecco ne ho detti tre, il minimalismo non fa decisamente per me!

Photo Courtesy by Andrea Ferrato 

 

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