Negli ultimi anni si è riscoperto il fascino del burlesque, lo show intrigante e malizioso che da rètro è diventato glamour in tutto il mondo grazie anche allo stile ammicante di Dita Von Teese. La storia di questo spettacolo si perde letteralmente nella notte dei tempi. Infatti, in tutte le epoche le donne hanno intrattenuto gli uomini con le loro arti amatorie. Dall’antica Roma degli austeri senatori alla rigorosa Grecia nutrice della letteratura e dell’amor cortese per la poesia, tutti i popoli hanno conosciuto e apprezzato i divertimenti nati dal gusto di sedurre. Il termine indicava originariamente un genere teatrale satirico, il “burlesque” che, nell’Inghilterra nel XVII e XVIII secolo, parodiava particolari testi, attori e generi drammatici. Mentre negli Stati Uniti, a metà del XIX secolo, il termine ‘burlesque’ definiva uno spettacolo di varietà allestito con acrobati, comici e ballerine in costumi provocanti. Durante gli anni ’20 e ’30, lo spettacolo con spogliarello divenne un must delle serate nei locali americani. I nuovi media incrementarono questa pratica grazie al cinema e alle dive “star” come Marlene Dietrich, indiscussa icona di seduzione ammaliatrice nei suoi film. Con il genere musical, l’arte del burlesque completò il ciclo e cadde in disuso. Nel XIX secolo, negli States e in Gran Bretagna, il burlesque in forma di show parodiava il mondo aristocratico, alleggerendo le abitudini quotidiane dell’aristocrazia e dei ricchi industriali, proponendo piacevoli distrazioni per divertire anche il popolo. Il burlesque proponeva uno show come un numero da circo: una piccola storia accompagnata da accompagnamento musicale, canzoni, performance di ballo e ammiccamenti ironici. Intorno al 1860, gli autori degli show, per stuzzicare l’attenzione del pubblico, decisero di mettere sul palcoscenico anche donne in mises provocanti con pochi indumenti addosso. I primi burlesque di Broadway riscossero un grandioso successo trasformando questo intrattenimento in un vero e proprio fenomeno di massa. Tra gli show più famosi: “The Black Crook”ricordato per le calze indossate dalle ballerine, ma “Ixion” che, messo in scena dalla compagnia inglese “British Blondes” di Lydia Thompson, divenne lo spettacolo più visto dell’epoca seguitissimo anche a New York, Chicago, New Orleans, Saint Louis, Cincinnati. Il tocco della seduzione con meno abiti addosso addolciva la vista del pubblico e divenne la carta vincente fino a suscitare più interesse delle storie eseguite con ironia. La donna divenne il sogno erotico degli uomini riscoperta nel suo ammaliante fascino. Al burlesque poi si unì la danza del ventre, grazie soprattutto alla Chicago World’s Columbian Exposition del 1893, che vide esibirsi Little Egypt, una ballerina armena che si esibì davanti all’entusiasmo della gente. In questi anni, le artiste del burlesque erano poco vestite, ma non si spogliavano. Lo striptease arrivò qualche anno dopo, per caso. La tradizione vuole che nel 1917, nello spettacolo dei fratelli Minsky, una sera si esibì la ballerina Mae Dix che, per distrazione, finì col perdere in scena buona parte del suo abito. Il pubblico restò talmente tanto conquistato che lo spogliarello divenne mito. I critici e i benpensanti denigrarono queste serate e la stampa bollò come “peccaminoso” il burlesque. Non ci fu niente da fare: il successo continuò e aumentò creando il fenomeno delle dive del burlesque come Mae West, autentica diva, artista e ironica e tagliente nelle sue battute (nel 1927, a causa del suo show intitolato esplicitamente “Sex” fu messa in prigione per qualche giorno). Fu scrittrice, autrice di canzoni, produttrice, attrice teatrale, cinematografica. Negli anni ’20 la moda del burlesque subì una battuta d’arresto. I teatri del burlesque chiusero tutti perché nessuno voleva far varietà negli stessi ambienti ritenuti osceni per l’austerità del teatro tradizionale. Il burlesque resistì nello striptease e lo show era alternato da comici, mentre le donne, per non rischiare accuse di “corruzione della morale pubblica” indossarono tanga (in inglese G-strings) e i “puntini” (pasties), per coprire il corpo nei punti più esposti. La legge chiuse e bandì tutti i burlesque di New York su decreto del sindaco LaGuardia e i teatri diventarono cinema. Le burlesque-artist andarono nei nightclub e alcune raggiunsero la popolarità a Hollywood. Gli artisti e comici degli show come Jackie Gleason, W.C. Fields, Red Skelton, e Bob Hope entrarono in radio, tv e cinema. Grazie alla diffusione delle sexy riviste maschili, le donne del burlesque ritornarono almeno in foto. Negli anni ’40 molte entrarono nelle compagnie dei “girl show” mentre alcuni nightclub divennero “burlesque club”. Con il tempo gli show diventarono originali e stravaganti parodie di film, ironizzavano sulle star e sulle loro abitudini. Negli anni ’60 nacquero i “go-go club” locali tipo Moulin Rouge con in scena contemporaneamente un intero corpo di artiste, (come Folies Bergère). Con la rivoluzione del ’68 prese l’avvio la diffusione della pornografia che non prevedeva più l’impalpabile leggerezza delle originali artiste del burlesque. Questo genere entrò nei ricordi del passato rivisitati negli show di Ann Corio “This Was Burlesque” del 1965/1981 prima, e di Ann Miller/Mickey Rooney in “Sugar Babies” del 1979.
A rivalutare il burlesque una delle sue artiste Jennie Lee “The Bazoom Girl” che divenne collezionista di materiale riguardante il burlesque; fu Dixie Evans che, a seguito della scomparsa dell’amica decise di trasformare il suo ranch californiano nel primo museo del burlesque “Exotic World Home of the Movers & Shakers’ Burlesque Museum and Striptease Hall of Fame”. La promozione prevedeva nel 1992 l’istituzione del primo premio Miss Exotic World. Il burlesque riscosse nuovamente successo quando la new generation degli anni ’90 elevò Bettie Page a sex simbol, idolo e oggetto di culto come Marylin Monroe. Il commercio di prodotti e gadgets spiccò il volo; iniziò il recupero di filmati, pellicole cinematografiche con le musiche d’accompagnamento degli storici striptease degli anni ’50, vennero pubblicati libri con foto dell’epoca d’oro e s’iniziò persino a riscoprire questo show con eventi legati al burlesque, serate nei club, party nelle discoteche, convegni, riunioni, festival come “Tease-O-Rama” e “The N.Y. Burlesque Festival” e anche un particolare sexy-game tv dal titolo “This or That! America’s Favorite Burlesque Game Show”. Negli ultimi anni ha preso il largo nel mondo anche grazie a illustri donne quali Dirty Martini,Dita Von Teese, Jo“Boobs”Weldon che hanno rilanciato il fenomeno del “neo burlesque” riprendendo l’ironia irriverente delle origini con l’ispirazione dal look delle dive del passato contaminato a particolari trend che strizzano l’occhio al gothic style, al punk e al rockabilly. Rilette anche le performances degli anni ’20-’30-’40 rielaborate con ogni tipo di accessorio (parrucche, piume, perle, fiori) e musica ad hoc. Lo show vince sulla nudità, la comicità e l’illusionismo trionfa nelle esibizioni “simil circensi” di Molly Crabapple, perfetta donna fachiro. Oggi il burlesque è un divertimento di piacere che non si prende sul serio, non più legato ad un mestiere e neanche all’idea diretta dell’erotismo; le artiste infatti sono come attrici che recitano, ammiccano, si trasformano in caricature delle fantasie maschili (“french maid”, infermiere, dive del cinema, streghe, etc..). Michelle Baldwin ha descritto la struttura del costume delle burlesque-artist delle origini: «Un costume esterno, un reggiseno decorato, talvolta un secondo reggiseno sottile, una gonna ornata di pannello fatta di un materiale leggero, spesso sottile, che potesse fluttuare attorno alla ballerina quando lei girava su sé stessa, guanti da sera lunghi e fascinosi e unG-string che spesso era nulla più che un triangolo di tessuto e lustrini che si muovevano con il “bump and grind” dell’artista» (Michelle Baldwin, Burlesque and the New Bump-n-Grind, Denver, Speck Press, 2004, p. 65). Oggi si continuano a usare calze a rete, reggicalze, tacco a spillo, stivali in pelle, guanti lunghi ma anche i “pasties” sui capezzoli per distinguere il burlesque dallo spogliarello e per conservare l’elemento rètro dell’epoca d’oro anche il “tassel-twirling”, il colpo del busto che muove il decolleté facendo scintillare le nappe con frange o strass (tassel). Elemento fondamentale il “G-String”, tanga indossato sotto lo slip per coprire le parti intime, le piume che svolazzano seguendo i movimenti delle artiste sul palco, i boa, accessori di lattice gusto fetish/sadomaso, palloncini colorati (balloon striptease), ventagli multicolor e abiti personalizzabili per ogni performances. Usati anche gli “ostrich fan” enormi ventagli con lunghe piume di struzzo indispensabili per la “fan dance” lanciata da Sally Rand.

Assunta Petruzzi

21 febbraio 2010 

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